I cittadini si ribellano alla realizzazione di box inutili alla pubblica utilità
L’area di Via Meuccio Ruini è attualmente un parcheggio pubblico per la sosta delle auto di quanti si recano presso gli esercizi commerciali e artigianali, le società, gli studi professionali, nonché presso il Centro Anziani, che si trovano nella immediate adiacenze.
La costruzione dei box, inseriti nel progetto PUP, di Via Meuccio Ruini, approvata con il parere favorevole del V Municipio, sottrae spazio alla sosta pubblica per riservarla alla proprietà privata, creando i presupposti per una trasformazione del giardino, tra il Centro Anziani e l’edificio 8, in parcheggio per la sosta, perché le auto che non troveranno più posto a L.go Meuccio Ruini aumenteranno il caos di Via Franceschini e si riverseranno sotto le abitazioni.
Particolare importante: i residenti non hanno problemi di parcheggio poichè tutti hanno posti auto e garage.
A chi servono questi box?
Pare che si persista nell’interferire con una vocazione particolare del suolo di Colli Aniene, originariamente area di secondo allagamento del fiume Aniene, aggravando il già delicato equilibrio idrogeologico di questo ambiente con rischi per i fabbricati circostanti.
I cittadini del quartiere rivendicano il fatto di essere stati volutamente ignorati e reclamano il diritto ad essere ascoltati, anche perchè ci sarebbe stato tutto il tempo e il modo di ricercare soluzioni alternative, se necessario.
Appare assurdo che si finanzi un investimento privato senza nessun risvolto di pubblica utilità. I residenti di Via Ruini è da giugno dell’anno 2006 che tentano di far ragionare le Istituzioni, quelle di prima e quelle di adesso.
Ribadiscono, pertanto, la ferma opposizione alla costruzione dei box e rivendicano il diritto di essere informati e ascoltati ogniqualvolta l’Amministrazione Comunale interviene a modificare l’assetto urbanistico e ambientale dei luoghi dove vivono.
Invitano il Presidente del Municipio a voler sanare il debito politico istituzionale maturato nei confronti dei residenti, ricercando una soluzione alternativa, nonché l’apertura di un tavolo dialettico per impostare un progetto di manutenzione delle aree verdi che vogliono preservare e difendere dalle mire espansionistiche della speculazione edilizia, sia pure mascherate da opere di riqualificazione.
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